Museo tessile di San Gallo, il pizzo della Svizzera

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Museo tessile di San Gallo © Andrea Lessona

Museo tessile di San Gallo © Andrea Lessona

Dai ricami di capaci mani artigiane, infinite collezioni di pizzo rivivono nel museo tessile di San Gallo: capolavori dell’antico Egitto, Olanda, Italia e Francia e tessuti di tutta Europa dal Medioevo ai giorni nostri così come dal Giappone sono qui, davanti a me.

Raccolti nel Palazzo Rosso, edificato nel 1886 nel cuore di questa città svizzera, sono testimoni fedeli di un’arte sempre meno praticata: oltre trenta mila oggetti compongono questa raccolta di fama internazionale.

Nel museo tessile di San Gallo, raccontano anche delle persone di qui che, sino a qualche decennio fa, lavoravano nelle fabbriche circostanti: quasi una persona a famiglia era impiegata in questa attività.

Museo tessile di San Gallo © Andrea Lessona

Museo tessile di San Gallo © Andrea Lessona

Poi, come sempre, la modernità ha travolto tutto: e l’arte secolare è stata soppiantata da catene di montaggio che producono in serie cose tutte uguali e di poco valore artistico. Solo nove imprese continuano oggi in questa disciplina.

La lavorazione è su commissione e la manodopera viene impiegata dall’estero a causa degli alti costi. Per fortuna, se si vuole apprendere gli antichi segreti o vedere qualche ricamatrice all’opera con la classica macchina o a mano, c’è il museo Tessile di San Gallo.

Di valore inestimabile, oltre ai capi esposti, ci sono anche più di mille libri conservati nella biblioteca del Palazzo Rosso: tra le loro pagine, custodite nelle teche di vetro, si trovano preziosi modelli che oggi non vengono più prodotti.

Questa struttura, realizzata nel XIX secolo come scuola per non perdere la tradizione, è oggi uno scrigno di ricordi: la memoria di una passato raffinato ed elegante che si racconta al museo Tessile di San Gallo a dispetto della modernità.

L’unica vera classe dell’istituto, oggi si trova a Zurigo – a un’ora di treno da qui. Nei decenni precedenti, sempre qui, veniva disegnato il modello, le stoffe si inserivano nel telaio. Le donne e i bambini infilavano l’ago, e gli uomini facevano partire le macchine.

Queste pregiate e costose creazioni, venivano acquistate solamente dai più ricchi. Almeno sino a quando un produttore versò casualmente della soda caustica in un pezzo di ricamo: nacque così un’imitazione quasi perfetta tanto da immetterla sul mercato.

Per approfondire:
Wikipedia

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