Museo olimpico di Losanna, storia a cinque cerchi

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Le torce del museo olimpico di Losanna © Jordan Lessona

Le torce del museo olimpico di Losanna © Jordan Lessona

Nel cuore del museo olimpico di Losanna, le torce brillano riflesse di luce artificiale. Spente della fiamma d’Olimpia, sono ricordo ed emozione indelebile di tutte le edizioni dei Giochi moderni.

Disposte come un ventaglio dorato intorno alla parete rossa, ne raccontano la storia. Una storia iniziata nell’antica Grecia e racchiusa qui, in questo edificio voluto dal presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Juan Antonio Samaranch.

Era il 23 giugno 1993 quando il museo olimpico di Losanna venne inaugurato dalla pattinatrice tedesca Katarina Witt: fu lei ad accendere il fuoco olimpico che ancora brucia nel quartiere di Ouchy di fronte al lago di Ginevra – anfiteatro d’acqua argento e montagne verdi.

È qui, in questo scenario da sogno che precede l’ingresso di giardini terrazzati con gradini grandi e statue a tema sportivo, che oltre duecentomila visitatori all’anno si soffermano un attimo a guardare l’orizzonte.

Poi, come ho fatto io, entrano nel museo olimpico di Losanna. E scoprono un altro mondo. Quello che la tecnologia e l’elettronica del XXI secolo, installate dopo un restauro di due anni costato 55 milioni di franchi, regalano dal 21 dicembre 2013 – giorno della riapertura.

La struttura originale era stata disegnata dall’architetto messicano Pedro Ramírez Vázquez, membro del Comitato Olimpico Internazionale, e dall’architetto elvetico Jean-Pierre Cahen. Quella attuale, dallo studio di architettura svizzero Brauen & Wälchli.

Oggi la superficie espositiva del museo olimpico di Losanna è quasi raddoppiata. Oltre all’esposizione permanente, dove si trovano circa 1500 oggetti, c’è anche uno spazio per ospitare due mostre temporanee all’anno.

In questo luogo immenso, disposto su tre livelli, attraverso il tempo e la storia che inizia al piano uno dove vengono raccontati gli antichi Giochi – trionfo virile da narrare ai posteri con gesta eclatanti e performance oltre il limite.

Poi, il percorso mi conduce di fronte allo studio dell’inventore delle Olimpiadi moderne in cui spicca il suo ritratto: Pierre de Coubertin. Fu lui nel 1915 a trasferire da Parigi a Losanna la sede del Comitato Olimpico Internazionale (CIO).

Proseguo ammirando i pannelli che mostrano le città in cui negli anni ci sono state le varie manifestazioni e gli atleti che le hanno onorate con le loro gesta: i più emblematici scorrono come in un film dagli schermi 3D che mi avvolgono come se anche io ne fossi parte.

È l’emozione che, dopo aver visto le torce spente intorno alla parete rossa, provo scendendo al livello inferiore dell’edificio: lì, giochi interattivi consentono a me e agli altri visitatori del museo olimpico di Losanna di provare in piccola parte cosa significhi gareggiare.

L’ultimo piano dello stabile racconta invece la vita degli atleti prima, durante e dopo i Giochi: qui si respirano la loro paura e le loro tensioni. Emozioni racchiuse in attimi che sanno di eterno.

Prima di uscire dall’edificio, torno sui miei passi e mi fermo di nuovo nel cuore del museo olimpico di Losanna: non so perché ma ora le torce, riflesse di luce artificiale, mi sembrano brillare di più.

Per approfondire:
Wikipedia

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