Grandvaux, la Svizzera di Hugo Pratt

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La statua di Corto Maltese a Grandvaux - Svizzera © Andrea Lessona

La statua di Corto Maltese a Grandvaux - Svizzera © Andrea Lessona

Negli occhi bronzo ha l’orizzonte astratto del Lavaux: filari di viti terrazzate a contornare il lago Lemano. Dalla collina di Grandvaux, il corpo statua di Corto Maltese respira l’aria trasparente, e scruta i battelli che solcano lo specchio più grande della Svizzera.

Sono arrivato qui, in questo paese abbarbicato sulle colline intorno a Losanna, nel Cantone Vaud, per incontrarlo. Qui dove il suo creatore, Hugo Pratt, decise di vivere gli ultimi anni e di passare l’eternità nel cimitero alle porte del villaggio.

Un luogo sereno per trovare pace, farne una casa scrigno, conservare 35 mila libri, sogni e pensieri. E così, per ricordarlo, la municipalità di Grandvaux gli ha dedicato una piazza e una scultura con le fattezze del suo personaggio più famoso.

L’hanno messa lì, sul promontorio, dove la terra finisce e inizia il cielo per scrutare l’insenatura delle acque, conosciute anche come il lago di Ginevra. Infatti basta salire a bordo di una delle tante imbarcazioni, attraversarlo a ritmo lento e si arriva nella grande città.

Ma il marinaio di mille avventure ha deciso che non è più quel tempo, un tempo andato che ora si è fermato per rimirare. Davanti a sé ha uno scenario di vigneti che costellano il paesaggio, lo rendono unico e produttivo di nettare. Tanto che nel 2007 è entrato nel Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Nella zona, ogni anno, vengono prodotte 50 mila bottiglie di Chasselas, un bianco pregiato con una gradazione media di 12,5. Il primo sabato di dicembre sono messe all’asta nel comune di Losanna, che possiede cinque proprietà, tre nella zona del Lavaux, e dà lavoro a diverse vignaioli.

Prima di arrivare a Grandvaux ho visitato una di queste tenute, note come “Les Domaines de la Ville de Lausanne”. Un sorriso bonario e sincero, come il vino che produce, mi ha accolto nel viso di Robert Martin, il “vigneron” di “Clos des moines”.

Con lui ho cercato di scoprire i segreti della sua produzione: sono entrato nell’umido delle cantine in cui botti enormi e vetro antico conservano il prodotto della sua fatica orgogliosa e giornaliera.

Dopo aver vinto il concorso, bandito dal comune di Losanna, proprietario della tenuta, Martin lavora instancabile per distillare il nettare degli dei. “E farne il migliore”, mi ha detto col suo solito sorriso, mentre ne bevevamo un sorso sulla terrazza dell’edificio.

Da qui l’orizzonte si apre sulla foschia tenue del lago Lemano, solcato da uno strano battello a ruota. Sia a destra che a sinistra filari si distendono sulle colline intorno dove solo il treno delle Ferrovie Svizzere, con cui sono arrivato dall’Italia, le attraversa.

Poi, percorsi pochi chilometri d’asfalto zigzaganti, ho attraversato a piedi il villaggio di Grandvaux: poche case curate, abitate da poche persone, e una via che porta sul promontorio, dove sono ora, davanti alla statua di Corto Maltese.

Ridiscendo la strada, passando davanti alla cantina “Corto” anch’essa dedicata all’avventuriero, ed esco dal paese: alla sua periferia un piccolo cimitero raccoglie i nomi di chi non c’è più. E’ lì che Hugo Pratt, dopo essere morto all’ospedale di Losanna il 20 agosto del 1995, riposa.

La sua tomba è una lapide grigia. A screziarla, tra il verde di piante trasandate, matite e pastelli posati in un barattolo anonimo. Come un foglio spiegazzato che il vento tenue vuol portarsi via.

Qualcuno ha lasciato scritto qualcosa per lui, qualcun’altro dei colori. Perché il tempo non cancelli il talento.

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