Ferrovia della Jungfrau, la più alta d’Europa

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Ferrovia della Jungfrau © Jordan Lessona

Ferrovia della Jungfrau © Jordan Lessona

Dal piccolo treno rosso guardo le Alpi svizzere disegnarsi nel finestrino, riflesso screziato di bianco eterno: scorrono lungo i sette chilometri della ferrovia della Jungfrau che dai 2061 metri di Kleine Scheidegg sale sino alla stazione più alta d’Europa.

I 3454 metri della Jungfraujoch sono un record di sacrificio e lavoro che regala una scenografia senza eguali. Era il 1896 quando i primi operai sfregiarono a colpi di piccone le montagne dell’Oberland Bernese. Molti di loro erano italiani, arrivati in terra straniera per vincere la fame in patria.

Seguirono l’idea di Adolf Guyer-Zeller, industriale svizzero in gita qui nel 1893: innamoratosi del luogo, ebbe la folle intuizione di realizzare un percorso a cremagliera attraverso le rocce dell’Eiger e del Mönch per arrivare sino a dove i picchi toccano il cielo.

Così, qualche anno dopo il centenario della ferrovia della Jungfrau, inaugurata il 1 agosto del 1912, ho voluto fare un viaggio con mio figlio tra la storia e le meraviglia del luogo. Insieme agli altri passeggeri ci imbarchiamo nella stazione intermedia di Kleine Scheidegg, snodo cruciale per i convogli che arrivano da Grindelwald e Interlaken.

Più il treno sale nella sua livrea rossa, più i miei occhi si riempiono di questa struggente bellezza a cielo aperto. Poi il finestrino si fa buio, la locomotiva rallenta, e poco dopo si ferma. Scendo dal vagone patendo l’altitudine e il peso infinito della montagna sopra la mia testa.

Qualche passo barcollante lungo un tunnel scuro con una luce bianca in fondo, e arrivo alla vetrata dove ci sono decine di passeggeri intenti a fotografare il bianco eterno di fuori. Un cartello alle mie spalle, mentre ritorno al treno della ferrovia della Jungfrau, mi dice che sono nell’Eigerwand (2865 m.), la prima delle due stazioni intermedie per arrivare in vetta.

Alcuni chilometri dopo, sempre più ubriaco d’altezza pesante, rivivo la magia di guardare fuori attraverso il vetro: uno schermo enorme incastonato nella roccia per vedere distese infinite di mare ghiacciato. Un altro cartello mi informa preciso sulla mia posizione: Eismer, 3160 metri sopra il livello del mare.

Nel buio dell’ultimo tratto ripido, i miei occhi si fanno piccoli sino quasi a chiudersi per aprirsi alla frenata dolce dell’arrivo. I passeggeri scendono in un ordine svizzero nella galleria terminale della stazione della Jungfraujoch. Li seguo lento, misurando i passi, sino a dove una struttura scavata nella roccia si apre nella luce di vetrate enormi.

Da qui seguo le indicazioni per l’Eispalast: una grotta gigantesca nel ghiaccio, in cui i riflessi di sculture e opere d’arte sempre ghiacciate ti riflettono come ombra fredda. Poi, spinto dal quel desiderio irrefrenabile di cielo, prendo l’ascensore scavato nella roccia per salire lassù.

Sulla terrazza della Sphynx, vedo l’Aletsch distendersi per oltre 23 chilometri: il più grande fiume ghiacciato d’Europa, patrimonio mondiale dell’Unesco, è qui davanti a me. Lo guardo rapito negli occhi di merli neri dal becco giallo mentre lo attraversano in volo.

Per approfondire:
Wikipedia

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