Bettmeralp, Svizzera incantata

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Bettmeralp, Svizzera © Andrea Lessona

Bettmeralp, Svizzera © Andrea Lessona

Fine tratteggio sulla tela della natura svizzera, Bettmeralp è un filare di chalet di fronte alla valle del Rodano. Dai loro balconi in fiore, si respira aria trasparente e si vedono le Alpi Vallesi con Corno Bianco, Dom e Cervino.

Lo spettacolo riempie gli occhi, e fa bene al cuore. Come il camminare lungo la strada principale, priva di auto: quassù, a 1950 metri sul livello del mare, possono circolare solo mezzi elettrici. Il rumore, il traffico e lo smog appartengono a un altro mondo.

Quello che inizia laggiù a Betten e che solo la funivia, che sale e scende con precisione svizzera ogni trenta minuti, lega a Bettmeralp. Qui, d’estate come d’inverno, tutto sembra avvolto da una quiete irreale ma splendida.

Così, lasciato l’hotel con vista orizzonte, esco sulla strada maestra. Dal suo asfalto rivoli di sentieri salgono verso le case in alto e scendono verso la terrazza naturale dove si trova la piccola chiesa del villaggio.

Entro in questo spazio stretto da pareti bianche: pochi banchi in legno portano all’altare dalla foggia barocca. Fuori dalla chiesetta di Bettmeralp, una panchina per sedersi e guardare l’infinito di montagne incappucciate di bianco.

Dopo minuti senza tempo, riprendo la via principale e tra il parlare sussurrato dei pochi abitanti e dei molti turisti vedo sfilare alcuni negozi di artigianato locale, una fontana da cui scende acqua ghiacciata e casette in legno degne di una fiaba.

Come il sole che qui sembra splendere sempre: trecento giorni all’anno dicono gli esperti. Luce per illuminare Bettmeralp, il suo parco avventura nel romantico bosco dei larici e la zona intorno.

Una zona di oltre cento chilometri di piste, con 35 impianti di risalita: un’attrattiva irrinunciabile per gli amanti dello sci che d’inverno arrivano qui numerosi e rendono il villaggio effervescente.

E poi c’è lui, il ghiacciaio dell’Aletsch: patrimonio mondiale dell’Unesco di 25 chilometri in continuo scioglimento. È là che, sfidando le vertigini dell’ovovia di Moosfluh, voglio andare. Imboccare il sentiero e scendere sulla sua livrea.

Per approfondire:
Wikipedia

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