Negli occhi stupiti di mio figlio guardo il Bernina Express avvolgersi sul viadotto elicoidale di Brusio: il trenino rosso sale a spirale lungo la struttura, e con un fischio guadagna il cielo della Svizzera. E’ lì che, percorrendo la Ferrovia retica, stiamo andando: tra le nubi del ghiacciaio del Morteratsch.
Partito dalla stazione di Tirano per St. Moritz, il treno ha attraversato lento il paese della Valtellina sfiorandone le case. E metro dopo metro ha iniziato la salita superando il confine italo-svizzero per avvitarsi sul calcestruzzo di Brusio nel Canton Grigioni.
Pensato e realizzato per superare il grande dislivello del terreno in questo punto, il viadotto è diventato una delle tante attrattive del percorso lungo 61 chilometri, quasi tutti a cielo aperto. Così dalla prima carrozza del Bernina Express, proprio vicino al macchinista, mio figlio ed io possiamo guardare fuori e godere dello scenario che la natura e l’uomo hanno costruito per noi.
La ferrovia è stata realizzata nel 1910 ed è la tratta alpina più alta di tutta Europa e una delle linee ad aderenza naturale più ripide al mondo. Proprio due anni fa si è celebrato il centenario con una serie di iniziative che hanno coinvolto sia l’Italia sia la Svizzera. Nel 2008 la linea che funziona tutto l’anno con circa dieci corse giornaliere da Tirano a St. Moritz è stata proclamata Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
Mentre racconto queste cose a mio figlio, il trenino – come preferisce chiamarlo lui – raggiunge Miralago: abbassando il finestrino, respiriamo l’aria fresca e vediamo il lago di Poschiavo aprirsi davanti a noi.
Poi con un leggero sobbalzo, il convoglio riparte verso l’Alp Grüm: deve arrivare ai 2091 metri sul livello del mare dove si trova la stazione costruita nel 1923. Qui abbiamo solo un attimo per immaginare lo splendido paesaggio alpino negatoci dalle nubi basse e gonfie di pioggia.
Nei giorni di sole si vede il ghiacciaio Palü e il suo lago e la piana di Cavaglia superata prima. Se si è fortunati col tempo, si possono persino scorgere le Alpi italiane della Bergamasca.
La prossima tappa del viaggio è l’Ospizio del Bernina: si trova a 2253 sul livello del mare ed è la più alta e suggestiva stazione della Ferrovia retica. L’altezza segna anche un confine linguistico: nella valle meridionale di Valposchiavo si parla italiano, a nord in Engadina, il romancio e il tedesco.
L’attenzione di mio figlio, invece, è tutta per le lingue delle mucche che vicine vicine ai binari ruotano instancabili mentre brucano l’erba delle montagne e si abbeverano nei rigagnoli formati dal Lago Bianco e da quello Nero (Lej Nair).
Li guardiamo scivolare via dal finestrino insieme alla pioggia: acqua nell’acqua che a nord del Passo del Bernina si riverserà nel Danubio, e poi raggiungerà il Mare Nero. A sud invece finirà nel Po’, vicino a casa nostra, e giù fino al Mar Adriatico.
La voce gracchiante che sino a qui ha annunciato puntuale ogni fermata, adesso scandisce la nostra: Morteratsch. Zaino in spalla e figlio in braccio, cammino sulla pensilina della stazione che si trova sul fondo della valle del ghiacciaio.
Mentre Jordan e io sognamo già i 4049 metri del Pizzo Bernina e la cresta che scende dal Pizzo Bianco, il Biancograt, guardiamo il Bernina Express correre sui binari verso St. Moritz.



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